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lunedì 14 luglio 2014

1° maggio 1946...quando Benito venne sfrattato.

Il palazzo comunale di Belgioioso, sito in Via Marconi, fino alla prima metà degli anni '60 è stato anche sede delle scuole .
Ospitava dalla prima alla quinta elementare - all'ultima classe accedevano anche i bambini che frequentavano le scuole di Santa Margherita e San Giacomo - e le scuole medie  e commerciali.
Ogni mattina, centinaia di studenti percorrevano Via Garibaldi, provenienti da ogni angolo del paese, e varcavano il cancello d'ingresso della scuola.
Ad accoglierli, ogni giorno, fino al 1946, vi era un mezzobusto di una figura ben nota ai giovani che avevano vissuto gli anni antecedenti la seconda guerra mondiale: Benito Mussolini. Con la sua aria altera scolpita sapientemente nel bronzo, l'effige sembrava augurare una marziale buona giornata ai giovani Balilla e alle figlie della Lupa belgioiosine.
Gli eventi della storia hanno inevitabilmente mutato l'aspetto del cortile d'ingresso delle scuole.
La minacciosa immagine "del Benito" fu sostituito il 1° maggio 1946 e, con una solenne cerimonia, venne posizionato il nuovo mezzobusto, quello di Felice Cavallotti, sistemato su una colonna di marmo al centro del cortile.
Alla cerimonia era presente anche Giuseppe Cavallotti, figlio del commemorato, applaudito dal folto pubblico intervenuto.



 

martedì 15 aprile 2014

La Cà dal fum

A Belgioioso c'è un edificio che, nonostante nel corso degli anni abbia cambiato destinazione d'uso parecchie volte, è conosciuto da sempre con il nome "Cà dal fum".
Circa a metà di Via XX Settembre, sulla destra andando verso Corteolona, vi è uno stabile semplice che si affaccia direttamente sulla strada: una porta e un paio di finestre al piano superiore compongono la struttura della facciata.

Questo storico edificio fu acquistato nel 1922 da un' insegnante , la signora Carolina Pezzini , e diventò di proprietà del Comune grazie ad un lascito della stessa.
Il podestà di allora lo trasformò così nella sede del Partito fascista locale.

Vennero anche fatti dei lavori interni e si ricavò, da un rustico che si trovava nel cortiletto retrostante, un'ampia sala, che fu dotata di una cupola in vetro sul soffitto per l'illuminazione e l'areazione.
Dopo la caduta del fascismo, i locali vennero occupati dal Partito Comunista e Socialista, che ne fecero la loro sede. In quegli anni la stanza al pianterreno divenne una sala da ballo frequentata da molti ragazzi. Il fumo delle loro sigarette saturava l'ambiente rendendolo quasi impraticabile. Da lì il nome Cà dal fum.
Negli anni '70 e '80, fu poi sede della biblioteca comunale e successivamente lo stabile fu venduto ed acquistato da privati.

sabato 11 gennaio 2014

La 2° commerciale del 1940

Qualche giorno fa, grazie a Federico Bianchi, abbiamo ricordato il vecchio distributore AGIP di via Dante. Quando ci si spinge indietro con la memoria una storia tira l'altra e infatti Federico ci ha già regalato un'altra fotografia importante, che risale addirittura al lontano 1940.
Come potere vedere si tratta di una foto di classe, della 2° commerciale per la precisione.

“Mia mamma è in seconda fila partendo da destra – mi ha raccontato Federico – ricorda ancora oggi che frequentava le lezioni da pochi giorni quando sua madre le comperò un bel falcetto, dicendole con un tono perentorio: “ghe d' anda a taia i malgas cun la scola as mangia no ". Quando non c'era il benessere le cose funzionavano proprio così...

mercoledì 8 gennaio 2014

Il telefono pubblico e il cinema Rocco

Negli anni '40, ancora in pieno conflitto mondiale, a Belgioioso vi era il telefono pubblico, un locale dotato di apparecchio telefonico al quale poteva rivolgersi chi aveva necessità di comunicare. Rarissime erano infatti le famiglie che possedevano il telefono.
Inizialmente era gestito dalla signora Amelia Del Fiore e dalla sorella Mentina. 
Chiacchierando con la signora Gina Migliavacca, che insieme a Rina Bertolotti e Mariuccia Marabelli (Mariucì), lavorò al telefono (come dice lei) subito dopo la signora Amelia , ho scoperto che, fino agli anni '50, i numeri privati, appartenenti a famiglie più agiate del paese, erano una decina.
Gli altri erano quelli del municipio, dell'ospedale, della farmacia, del medico condotto...
Spettacolare parlare con la signora Gina, perché a distanza di settant'anni, si è ricordata esattamente la sequenza numerica appartenente alle utenze più "usate" !
Nel 1951 il telefono fu trasferito in Piazza Vittorio Veneto, dove cessò di esistere nel 1963, perchè il "benessere" aveva portato molte famiglie a possedere un apparecchio.
Nella foto si vede chiaramente sulla sinistra l'insegna del locale del telefono in Via Garibaldi e sul marciapiede i cartelloni del cinema "Rocco", che si trovava presso il salone comunale.
Il locale prese il nome dal suo proprietario, che lo gestì fino alla metà degli anni "50, periodo in cui aprì il cinema Gioiello.
Appena riconoscibile sulla destra della foto l'insegna della caserma dei Carabinieri, allora operativa nei locali dove oggi c'è la gioielleria Bazzarini 

sabato 7 dicembre 2013

Famiglie di Belgioioso: Pacchiarotti e Parmisari

Le foto di famiglia hanno sempre il loro fascino, specialmente se le riprendiamo in mano dopo tanti anni.
Gianmario Pacchiarotti mi ha recentemente fatto avere tre immagini che hanno oltre mezzo secolo e che ritraggono alcuni suoi parenti, belgioiosini storici.
“Nelle foto qui sopra c'è tutta la famiglia di mio padre – mi ha raccontato Gianmario – in quella scattata nel cortile del Dosso c'è suo nonno Parmisari (al braghin) e la moglie, mia nonna Virginia Parmisari e mio nonno Paolo Pacchiarotti. In braccio a mia nonna si vede mio zio Gilberto mentre mio padre, il più grande, è in piedi li vicino. Poi c'è anche mio zio Vittorio, Giancarlo Parmisari e la sorellina Lidia in braccio alla zia Rita e infine mia zia Cesarina”.
La foto del Dosso risale alla seconda metà degli anni'40 mentre quella qui sotto, scattata al ristorante (Gianmario mi ha corretto spiegandomi che invece erano nel tinello della casa di sua nonna in Via Cairoli, "in dla curt in facia ala madunina") , è degli anni '50.

P.S. Poco fa su Facebook è arrivata una piccola precisazione da parte di Lidia Parmisari: "Non sono io il bambino in braccio, ma Severino con sua mamma. C'è solo Giancarlo, io non ero ancora nata". Tireremo le orecchie a Gianmario per l'imprecisione ;-) 


Foto come queste sono un patrimonio. Testimoniano un epoca e un modo di vivere che ora non c'è più. Se ne avete e volete condividerle con noi scrivetemi a info@belgioiosoracconta.com o chiamatemi al numero 349.6422005 e sarò felice di digitalizzarle e di metterle sul nostro sito.
Un giovanissimo Luigi Pacchiarotti

giovedì 31 ottobre 2013

La Luisa e al Natale:i giurnalè ad Belgius

Negli anni '40 a metà di Via Cavallotti si trovava la bottega del signor Siro Senna, abile maniscalco che dal 1947 svolse la sua professione all'interno del cortile della sua abitazione.
Siro Senna
Nel 1954 decise di abbandonare questo lavoro e si specializzò nella fabbricazione di stufe in ghisa. Aprì quindi l'attività, la cui vetrina si affacciava proprio sulla Guardagiosa.
In quegli anni riuscì anche ad ottenere il brevetto che apponeva sullo sportello della sue stufe, dove veniva caricata la legna: raffigurava la Tour Eiffel stilizzata con la scritta Senna.
La vetrina del negozio prima che venisse ampliato
Dopo la morte del signor Siro, la moglie Adele, proseguì nell'attività commerciale aiutata dalla figlia Luisa e da Carlo Gibelli che si occupava della produzione delle stufe.
Nel 1957 la signora Adele decise di cambiare tipo di attività, iniziando così a vendere articoli da regalo e casalinghi e nel 1973 il negozio venne ampliato e divenne anche edicola.
I belgioiosini però, per specificare al meglio dove si recavano a comprare il giornale, avevano soprannominato il negozio "l'edicula ad la frera", a ricordo del mestiere che svolgeva il marito.

Stufa in ghisa con il marchio brevettato
Contemporaneamente l'altro figlio della signora Adele, Natale, rilevò l'edicola del signor Battista Rovida "al pegurin" sul Listone.
Inizialmente l'edicola era situata al margine del marciapiede, vicino alla fontanella e successivamente venne collocata dove si trova ancora oggi.
Natale davanti al negozio dei genitori in Via Cavallotti


L'edicola posta ai margini del marciapiede. Sulla sinistra della foto la giostrina a gettoni.





venerdì 18 ottobre 2013

Berto al barbé

Berto e il figlio Pinuccio
Sulla piazza Vittorio Veneto si affacciavano diversi negozi, tra i quali quello del signor Umberto Regali, conosciuto come Berto al barbè.
Iniziò questa professione verso la fine degli anni '30 e dopo qualche
tempo assunse come commesso il signor Edoardo Rodolfi.
Qualche anno dopo il matrimonio, anche la moglie Serena Marioli aprì a fianco a quello del marito un negozio da parrucchiera per  signora che gestì sino alla metà degli anni '80.
Caratteristica dei negozi da barbiere era la sedia a cavallino che veniva usata quando bisognava tagliare i capelli ai bambini; sul mobile da lavoro, oltre al sapone e ai pennelli, vi era sempre un mucchietto di vecchie schedine del totocalcio che si utilizzavano per pulire i rasoi una volta terminato di radere i clienti. 
Pinuccio Regali e Rodolfi Edoardo
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